Articolo 1. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro - 1° maggio 2021

30/04/2021

PRIMO MAGGIO: ORIGINI E STORIA DELLA FESTA DEL LAVORO
Ilaria Romeo, Responsabile dell'Archivio storico CGIL nazionale

Archivio CGIL Nazionale, 1945


E’ il Congresso della Seconda Internazionale riunitosi nel luglio del 1889 a Parigi a lanciare l’idea di una grande manifestazione che “sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi”.

La scelta della data cade sul Primo maggio, giorno in cui, tre anni prima a Chicago, una grande manifestazione operaia per le otto ore aveva dato luogo a una sanguinosa repressione.

La festa, ratificata ufficialmente a Bruxelles nell’agosto 1891 (II Congresso dell’internazionale), è osservata e praticata già nel 1890 con manifestazioni a livello nazionale e locale.

Recita un volantino, diffuso a Napoli in occasione del Primo maggio 1890: “Lavoratori, Ricordatevi il 1.° maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la Rivoluzione sociale! Viva l’Internazionale!”.

“Oggi il proletariato d’Europa e d’America passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito - scriveva il Primo maggio 1980 da Londra Friedrich Engels - sotto una sola bandiera, per un solo fine prossimo, la giornata lavorativa normale di 8 ore, proclamata già nel congresso di Ginevra dell’Internazionale del 1866 e di nuovo nel Congresso operaio di Parigi nel 1889 da introdursi per legge. Oggi i proletari di tutti i paesi si sono effettivamente uniti. Fosse Marx accanto a me a vederlo coi suoi occhi!”.

In Italia il fascismo abolisce nel 1923 (R.D.L. 19 aprile 1923, n. 833 in G.U. 20 aprile 1923, n. 93, p. 3190) la ricorrenza, preferendo una autarchica Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma.

“Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia - recita la legge - vista la legge 23Archivio CGIL Roma e Lazio, 1954 giugno 1874, n.1968; vista la legge 19 giugno 1913, n.630; udito il Consiglio dei ministri; sulla proposta del presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell’Interno, di concerto con il ministro della Giustizia e degli affari di culto; abbiamo decretato e decretiamo: il 21 aprile, giorno commemorativo della fondazione di Roma, è destinato alla  celebrazione del lavoro ed è considerato festivo, eccetto che per gli uffici giudiziari. È soppressa la festa di fatto del 1° maggio e tutte le pattuizioni intervenute tra industriali ed operai per la giornata di vacanza in tal giorno dovranno essere applicate pel 21 aprile e non pel 1° maggio. Il presente decreto entra in vigore oggi e sarà presentato al Parlamento per essere convertito in legge. Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addì 19 aprile 1923”.

Con queste parole, Mussolini giustificava la sua decisione: “La grande guerra, che ha valorizzato ogni manifestazione di attività, ha sviluppato anche in tutte le classi una più profonda coscienza delle energie e del lavoro individuale. Celebrare, in un giorno all’anno, queste energie e questo lavoro è sprone ad una più fervida, proficua attività collettiva e nazionale; ed è bene che ciò sia formalmente riconosciuto in una legge dello Stato. E perché la celebrazione si ricongiunga ai ricordi della nostra storia e del genio della stirpe, il Governo ha voluto farla coincidere con la data del 21 aprile: la fondazione di Roma, data immortale da cui ha inizio il lungo, faticoso, glorioso cammino dell’Italia”.

Ma il Primo maggio mantiene e anzi rafforza la sua carica “sovversiva”, divenendo occasione per esprimere in forme diverse la fedeltà a un’idea.

Durante una missione a Parigi all’inizio del 1943, Teresa Noce, antifascista, partigiana, madre costituente, dirigente sindacale e di partito, viene arrestata per l’ennesima volta: sarà deportata prima in Germania, nel campo di concentramento di Ravensbrück, poi a Holleischen, in Cecoslovacchia, dove sarà destinata al lavoro forzato in una fabbrica di munizioni fino alla liberazione del campo.

Archivio CGIL Nazionale, 1975Qui Estella celebra il Primo maggio del 1945: “Sentiamo che siamo agli ultimi giorni delle nostre sofferenze - scriveva in prossimità della Festa del Lavoro - che la liberazione è vicina, che bisogna perciò resistere, resistere, resistere ancora ad ogni costo, alla morte che ci è sopra, che ci minaccia sempre più a mano a mano che ci indeboliamo, che perdiamo le poche forze che ancora ci restano. La sera del 30 aprile ci riuniamo per esaminare assieme come commemorare - festeggiare non possiamo dirlo! - il 1° Maggio. Stanche sfinite dalla fame e dalla fatica, discutiamo distese sul giaciglio di una di noi. Ho preparato il piano di una breve conferenza. Decidiamo di farla la sera stessa del 1° maggio, dopo il silenzio, e di farla seguire da un piccolo coro di canzoni popolari e partigiane, cantate dalle deportate più giovani. Ma chi farà la conferenza? Nessuna di noi ne ha la forza! Siamo così deboli che dobbiamo appoggiarci al muro per reggerci in piedi. (…) quando (…) le voci fievoli ma argentine delle nostre giovani compagne intonarono i canti della lotta, della libertà e del lavoro, un soffio di speranza penetrò nella lurida baracca, a rinsaldare la fede, a riaccendere la vacillante fiammella della vita. Cinque giorni dopo eravamo libere”.

All’indomani della Liberazione, il Primo maggio 1945, giovani che non hanno memoria della Festa del lavoro e anziani si ritrovano, insieme, nelle piazze di tutta Italia.

Il tema dell’unità era stato ribadito, fortemente, nella riunione del Comitato direttivo della Cgil (unitaria) Archivio CGIL Nazionale, 1978dell’11-12 aprile 1945. “Questa data - affermava nell’occasione Oreste Lizzadri - dovrà essere l’esaltazione dell’unità sindacale; dovranno essere fatte delle manifestazioni da parte delle Camere del lavoro: i partiti non interverranno, come tali, in quanto il Primo maggio sarà la celebrazione della festa del lavoro, e così come tale è solo la Cgil che deve esserne la promotrice”. In omaggio all’unità sindacale, Giulio Pastore annuncerà la decisione dei lavoratori cristiani di rinunciare alla loro festa del lavoro, il 15 maggio.

Il Primo maggio del 1948, è l’ultimo celebrato dalla Cgil unitaria. 

A partire dall’attentato a Togliatti del luglio 1948 si apre una lunga stagione di feste del lavoro separate che terminerà solo vent’anni dopo, a partire dal 1970.

Archivio CGIL Nazionale, 1985Il Primo maggio del 1984, il primo dopo la rottura di San Valentino, Cgil, Cisl e Uil si separano di nuovo, ma a partiredal 1986, riprendono la tradizione unitaria per i festeggiamenti della Festa del lavoro, scegliendo ogni anno un tema specifico cui dedicare l’evento e un luogo nel quale riunirsi.

Si parte da Reggio Calabria nel 1986 e si arriva di nuovo a Portella l’anno successivo.

Seguiranno Assisi, Prato, Milano, Roma, Genova, Torino, Brindisi, Catania, Reggio Emilia, Ancona, Pescara, Bologna, Assisi, Gorizia, Scampia, Locri, Foggia, L’Aquila, Rosarno, Marsala, Rieti, Perugia, Pordenone, Pozzallo, Ragusa, Genova, di nuovo Portella in occasione del 70° anniversario della strage, Prato, Bologna.

Lo scorso anno - prima celebrazione senza corteo dal 1945 - la città scelta sarebbe stata Padova. 

Anche quest’anno, per le ben note restrizioni legate all’emergenza pandemica, si è deciso di non essere in Piazza San Giovanni, scegliendo di festeggiare il Primo maggio organizzando la presenza dei tre segretari generali di Cgi, Cisl e Uil in altrettanti luoghi di lavoro.

A Passo Corese, di fronte allo stabilimento Amazon, ci sarà Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil, ad Ariccia, presso l’Ospedale dei Castelli (Noc), ci sarà Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl, a Terni, all’Acciaieria Ast, ci sarà Maurizio Landini, segretario generale della Cgil.

Piazza San Giovani, la Piazza delle grandi manifestazioni, la piazza del Primo maggio, sarà comunque ‘presidiata’ con dei palloni, un banner che riproduce lo slogan del Primo maggio di quest’anno L’Italia si cura con il lavoro, e tanto tanto colore con le bandiere di Cgil, Cisl, Uil.